martedì 6 agosto 2013

E li Chiamano Locali



Li chiamano Locali e li riconosci subito: musica da vomito, assi sconnesse di legno infradiciato che se non cammini a saltelli ti ritrovi a terra. Drink a base di cubetti di ghiaccio e gocce distillate di rum sintetico che ti chiedi se sappia più di pesca o di fragola. Ma quella che può sapere di pesca o fragola, non dovrebbe essere la vodka?? Ma no!!! Nei locali i sapori, come i gusti, sono tutti confusi. E tutta quella gente che si diverte. Oh come si diverte con quelle esplosioni di baci e strette di mano, pacche sulle spalle per sentirsi i mattatori della serata; i catalizzatori del divertimento esplosivo. Poi ci sono quelli che ballano sul posto, che sembra una marcia da reggimento e neanche scelto. Quelli che ancora una volta avranno consumato alcolici più di tutti gli altri. I Prrrr li riconoscono subito. Quelli che basta uno sguardo languido per fargli sognare un seratone da estasi, e così bevono, bevono. Quanto bevono. Ma i sogni li faranno nel lettino della loro cameretta, dopo aver vomitato pure i peli del naso. E poi lui il texano dagli occhi di ghiaccio che svetta su tutti. L'unico che tromberà quella sera. Quello con la camicia dove l'unico bottone serrato è sull'ombelico. Quello che ha una abilità specialissima: mostrare i peli ma solo dalle asole non impegnate dai bottoni. E ancora lei, la verginella, quella con il cuore spezzato che se non va in un locale, che fa? Ma te l'hanno spiegato che esistono, bar, cinema, teatri, scampoli di via dove crogiolarsi tranquilli con una birretta stretta tra le mani, musica sottotono ma musica giusta e parole da scambiarsi. E d'estate è ancora più applicabile la formula "baretto". Ma no lei, la delusa dagli uomini, quella con il tacco dieci, l'abitino zippato addosso e l'abbronzatura che non lascia scampo, mentre si lamenta di quanto il mondo sia affollato da meschini e subdoli ingannatori dell'umano genere, conclude: <<ci credo ancora!>>. Eppoi cambia repentinamente l'espressione del volto ed osservi, lambirle le labbra, una neo formazione di bavetta che risucchia lesta. Lo sguardo, ormai, è fisso sul texano e, complice l'asse sconnessa ed il tacco dieci, vuoi vedere che cascherà dietro al divanetto con le mani nella camicia del texano?

Ma quanto ti diverti, nei locali, ad osservarli. E poi ti dicono stupefatti: <<ma non ti vediamo più in giro per locali. Tutto bene?>>. E quando accade che ci rimetti piede, parte, senza che possa impedirlo, il conto alla rovescia. Ogni volta cerchi di stabilire il record di permanenza e superare i quarantacinque minuti. Ma avrai fallito anche questa volta: sono al minuto quaranta e sale l'unico brano orecchiabile, "I will follow". L'unico che funziona dopo due anni. Solo perchè il remix è già incluso. Così al minuto quarantacinque sono fuori. Ma mi sono divertito anch'io ad osservare i fenotipi che si sviluppano nell'interazione Locale-Individuo. Sorprendente come sempre. Quanto impari dagli usi e costumi dei teenager: giovani di età compresa tra i 13 e i 63 anni.
Facciamo così: se ascolto un remix del genere, resisto cinquanta minuti!!!

Lana del Rey- Young And Beautiful (Panic City Remix)

CosìMiDivertoAnch'ioNeiLocali


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martedì 8 gennaio 2013

C'è una possibilità.


 C'è la possibilità di svegliarsi, riempire quella tazza di latte, renderlo appena meno che bollente, scioglierci miele per riscaldarti e addolcire una giornata che dopo l'ultimo sorso, consumato lento ed in silenzio, riprenderà ad essere amara e fredda.

 C'è una possibilità per osservare lo sguardo di tuo padre, e fissare gli occhi tremolanti di una luce di vita che sembra volersi affievolire, eppure, senza mai far smarrire il senso di tutta quella vita; che si rinnova nelle parole, negli abbracci, nelle carezze che scambia con te. Nella voce di chi lo ama e lo tiene, per il bavero, afferrato a questa vita con rabbia e terrore, penzolante sul baratro del nulla, con inesauribile ostinazione; e urla, e continua a tenerlo in una stretta brutale e sfrontata che ignora il precipizio, nelle giornate sospese come la sua vita.

 C'è una possibilità, che un giorno, capirai cosa ti piacerebbe essere e non ti farai trovare da nessuno se non dalla volontà di provare a trasformarti in ciò che vuoi, rischiando misere certezze ed i tuoi sogni, in una sfida che ti restituirà a te stesso disperato o felice, ma senza fraintendimento.

 C'è una possibilità perché un giorno ti avvii sul percorso che hai sognato, lastricato di libertà e compiutezza, dove le parole siano tutte al giusto posto e tu riesca a pronunciarle nel giusto tono, e chiunque le ascolti ripeta a se stesso: di nuovo una verità, finalmente.

 C'è una possibilità perché la via di una città, ieri, a te sconosciuta ed estranea, sia il luogo dove rinascere ed inchinarti alla luce del mattino, come in un minuetto, dove sorrisi lievi ed aggraziati ed una mano pòrta con leggerezza accompagnino una genuflessione divertita e riverente, per celebrare il giorno che viene ed il sole, che mai fu cosi astro del giorno, con una luce che ti appaia inspiegabilmente insolita e riesca sorprendentemente a scaldarti; le viscere più che la pelle.

 C'è una possibilità perché un giorno tutto sia compiuto nel significato, e ti investa come un lampo e ti accechi di verità.

C'è una possibilità?

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