Mica lo immaginavo. Sono entrato nella Blogosfera, in questo universo parallelo, come un alieno al contrario, con un pugno di emozioni, più che di idee, da mettere in prosa. Però sapevo esattamente dove dirigermi e giunto dove volevo, ho varcato la soglia, ignorando chiunque altro: persona o cosa che fosse. Un'unica meta da raggiungere. Tutt'intorno, bianco, che significa tutti i colori accesi ma non distinguerne nessuno. Nel mezzo un varco fatto di oscurità interrotta in profondità da uno sportello a grate, dai colori del rame. Non ricordo se abbia travolto qualcuno nella furia di ritrovarmici davanti e reclamare il mio biglietto. Mi è bastato sbattere il pugno, senza dire una parola. Non c'era bisogno di chiedere. A quello sportello era possibile un'unica destinazione. E così, di lì a poco, ero in viaggio.
Un viaggio di parole, iniziato da molto prima, ma senza mai un taccuino dove annotarle. E quanti pensieri persi mentre percorrevo alla guida i giorni della mia vita, lungo strade senza l'ombra di un segnale. Quelli tocca a te inventarteli. Tu dovrai decidere se procedere dritto o svoltare; quando rallentare o accelerare. A chi dare la precedenza, a chi toglierla. Ma, sopratutto, dove fermarti e quando ripartire; se ripartirai. Così è la vita, e non potete farci nulla. Una scelta sbagliata e correte il rischio di fare un bel botto e trovarvi ribaltati in un terrapieno, scaraventati ai lati della via. E provare a ripartire fa un gran male e la sosta potrebbe durare tanto, anche un'intera vita. A volte basta solo un sorriso, la consapevolezza di aver scampato il pericolo, un abbraccio, per riprendere il viaggio. Ma non troverai mai un'indicazione che ti suggerisca per dove proseguire. E neanche mi piacerebbe. Sarebbe come sedersi ad un tavolo e giocare una partita truccata, conoscendo le carte in mano al tuo avversario. Ma il destino è un avversario imbattibile. Inutile giocarci contro. Le carte lasciatele sul tavolo, allontanatevene, sbattete la porta e rinunciateci. Solo così potrete vincerla quella partita. Un viaggio lo inizierei, soltanto, se non sapessi dove potrebbe condurmi e chi potrei incrociare. In quali occhi perdermi e quali sorrisi non dimenticare. La vita, pur non conoscendone il senso, semmai ce ne sia qualcuno, di certo non è mai stata un bluff.
Quante riflessioni, sorprendenti intuizioni, lasciate sospese mentre attraversavo paesaggi diversi, a volte solo per la stagione mutata. Certe altre perché appartenevano a luoghi distanti dove mi hanno condotto il lavoro, un viaggio, le persone che hanno contato.
Ma non riesco più a riacciuffarle. Sono rimaste lì, e nemmeno le riconoscerei se me le ritrovassi di fronte. Ma qui, ora, finalmente, la possibilità di serbarne memoria e voce. Come in un album dove la tua vita puoi ordinarla per mese, per anno, per festività, per compleanno. Per l'amore vissuto e poi passato ed il dubbio di averlo solo immaginato; perché, forse, un amore non era. Non un amore, nemmeno un errore, ma solo una sosta che avrai voluto fare, sapendo che saresti ripartito. Perché non una sola storia tra quelle finite, penso che avrebbe mai potuto funzionare. Il tempo trascorso mi ha svelato che tutte le storie interrotte erano storie senza futuro. Quanto è strana, ma quanto vera oggi questa sensazione. In tanta confusione qualche verità si svela. Non mi consola, ma mi rasserena. Non potete gettare via nulla di quanto vi è accaduto. Gettereste via la vostra stessa vita. E quello sarebbe solo un atto di disperazione. Né rabbia, né vendetta, ma solo disperazione. Ecco perché i miei ricordi me li tengo tutti stretti. Alcuni saranno solo immagini, come piccole e sfocate diapositive. Saranno lì, nell'archivio della tua vita, per ricordarti che è accaduto, e nulla più. Altri così vividi, quasi avessero ancora calore, pelle, movimento, colori e che torneranno a riscaldarti il cuore ricordandoti che anche a te è capitato qualcosa per cui il viaggio è stato sorprendente. E allora, dopo esservi fermati, bisogna sempre trovare il modo di ripartire, perché se qualcosa di straordinario ti è già accaduto non è detto che nulla di formidabile ti stia attendendo. Fosse solo un libro per cui stare svegli una notte, col fiato sospeso, e che ti restituirà al giorno che segue pieno di stupore. Avrai viaggiato tra sogni e parole, e dirai: "ti ho fregato vita. Stanotte, almeno, ti ho battuta. Questa mano l'ho vinta io. Ho trovato le parole che sognavo e compiuto il viaggio che volevo". Fosse solo un motivo che ti resta in testa una giornata. Fosse solo un mattino di Dicembre, quando aspettavi grigie nuvole e trovi il Sole e lo sguardo di chi ami, sereno, a dirti che anche per lui quella sarà una giornata migliore. Una giornata senza sofferenza.
Fosse solo uno sguardo incrociato all'angolo di una strada, dove nessuno sguardo cercavi e l'istinto di pronunciare la frase migliore che quegli occhi abbiano evocato e nella maniera migliore, leggendo in quegli occhi di quel sorriso proprietari, un'espressione del tipo: sei un matto ma mi costringi a fermarmi e ad ascoltarti perché certi matti, forse, sono gli unici capaci di leggere la vita e di renderla fantastica. Come in un racconto di Dickens, dove innocenza, sincerità, furore e speranza hanno la meglio, miracolosamente.
Ma non riesco più a riacciuffarle. Sono rimaste lì, e nemmeno le riconoscerei se me le ritrovassi di fronte. Ma qui, ora, finalmente, la possibilità di serbarne memoria e voce. Come in un album dove la tua vita puoi ordinarla per mese, per anno, per festività, per compleanno. Per l'amore vissuto e poi passato ed il dubbio di averlo solo immaginato; perché, forse, un amore non era. Non un amore, nemmeno un errore, ma solo una sosta che avrai voluto fare, sapendo che saresti ripartito. Perché non una sola storia tra quelle finite, penso che avrebbe mai potuto funzionare. Il tempo trascorso mi ha svelato che tutte le storie interrotte erano storie senza futuro. Quanto è strana, ma quanto vera oggi questa sensazione. In tanta confusione qualche verità si svela. Non mi consola, ma mi rasserena. Non potete gettare via nulla di quanto vi è accaduto. Gettereste via la vostra stessa vita. E quello sarebbe solo un atto di disperazione. Né rabbia, né vendetta, ma solo disperazione. Ecco perché i miei ricordi me li tengo tutti stretti. Alcuni saranno solo immagini, come piccole e sfocate diapositive. Saranno lì, nell'archivio della tua vita, per ricordarti che è accaduto, e nulla più. Altri così vividi, quasi avessero ancora calore, pelle, movimento, colori e che torneranno a riscaldarti il cuore ricordandoti che anche a te è capitato qualcosa per cui il viaggio è stato sorprendente. E allora, dopo esservi fermati, bisogna sempre trovare il modo di ripartire, perché se qualcosa di straordinario ti è già accaduto non è detto che nulla di formidabile ti stia attendendo. Fosse solo un libro per cui stare svegli una notte, col fiato sospeso, e che ti restituirà al giorno che segue pieno di stupore. Avrai viaggiato tra sogni e parole, e dirai: "ti ho fregato vita. Stanotte, almeno, ti ho battuta. Questa mano l'ho vinta io. Ho trovato le parole che sognavo e compiuto il viaggio che volevo". Fosse solo un motivo che ti resta in testa una giornata. Fosse solo un mattino di Dicembre, quando aspettavi grigie nuvole e trovi il Sole e lo sguardo di chi ami, sereno, a dirti che anche per lui quella sarà una giornata migliore. Una giornata senza sofferenza.
Fosse solo uno sguardo incrociato all'angolo di una strada, dove nessuno sguardo cercavi e l'istinto di pronunciare la frase migliore che quegli occhi abbiano evocato e nella maniera migliore, leggendo in quegli occhi di quel sorriso proprietari, un'espressione del tipo: sei un matto ma mi costringi a fermarmi e ad ascoltarti perché certi matti, forse, sono gli unici capaci di leggere la vita e di renderla fantastica. Come in un racconto di Dickens, dove innocenza, sincerità, furore e speranza hanno la meglio, miracolosamente.
FosseSoloQuesto.
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