Ma guarda che bel pensiero si è affacciato oggi, e mi osserva sornione. Accenna un sorrisetto, e sa di per certo che l'avvicinerò. Si è presentato quasi per caso. Non l’attendevo, non l’ho invitato, non ero pronto ad accoglierlo però lui ha trovato il modo di raggiungermi ed ora mi chiede la parola. E non dovrà fare molto perché gliela conceda. Mi ha immediatamente catturato. E mi fa sorridere, perché stavolta mi divertirò davvero: gli porgo un vassoio di parole, e scelga pure quelle che vuole.
Ecco, ve lo introduco. Si è fatto chiamare: “Tanto non funziona”.
Non lo riconoscete? Per forza: è ancora troppo distante. Allora... siete proprio all'inizio di qualcosa che assomiglia vagamente ad una relazione. Avete appena superato l’eccitazione di strapparle un primo bacio, un primo si, un primo emozionante abbraccio. Non c’è più incertezza. Allungherete la mano e l’altra non si dileguerà, raccogliendo la proposta di una stretta. Comincerete a pensare che una sera di un fine settimana - occuparne più di una, sarebbe davvero troppo presto - vi piacerà trascorrerlo insieme. Vi piacerà chiamarla; e a lei piacerà essere sorpresa dal display multicolore che si illumina con la foto scelta per il vostro specialissimo contatto. E magari pure una suoneria personalizzata, che non è, ancora, un solenne requiem, riconoscendovi così al primo squillo.
Si conviene, anche perché, l’altro starà ancora decidendo, tra i candidati sotto osservazione, a chi assegnare la miglior serata del fine settimana; per quelli non del tutto convincenti, o alla più recente e promettente conoscenza, casomai, riserverà la serata del Giovedì. Quella che definisco: "la serata a costo zero"; che riempi con un calice di vino e vaghe conversazioni. Quando è giustificata una fuga improvvisa per la stanchezza del giorno feriale, e per l’angosciosa immagine della sveglia che ti trapanerà i timpani da lì a qualche ora. Dove c’è spazio, al più, per qualche bacetto innocente, di quelli piacevoli per quanto leggeri. La serata a costo zero è quella dove non rischi nulla. Dove c’è tempo per qualche domanda scomoda, ma non per le risposte. Il tuo repertorio è tutto da esibire, e non devi inventarti niente di nuovo. Le tue trovate verbali, le mossette che sorprendono, sono lì in attesa di essere recitate al meglio, senza fretta; in un’interpretazione che sa essere, ormai, così convincente, da catturare implacabilmente l’attenzione dell’interlocutrice. E si conclude con ciascuno che penserà all'altro e sarà stato un gioco da ragazzi propiziare un: “ma perché no, potrebbe essere eccitante”. Quando il fremito e l’eccitazione, predisposte da madre natura per avvicinare due perfetti estranei fino alla distanza delle labbra, sono prepotenti, e sovrastano ogni incertezza. Magari, di lì a qualche settimana sarete, perfino, diventati “quelli del Sabato sera”. La serata più impegnativa per stare in coppia, perché non ammette alibi per giustificare precipitose fughe. Troppo rischiose, e potrebbero compromettere, da subito, l’atmosfera incantata delle prime volte. Quando è la scoperta a recitare il ruolo di protagonista e la noia non è assolutamente presente nel programma della serata. Bene, ecco esattamente dove siamo; a quale punto della storia. Magari lei vi piace pure: si presenta docile, sensuale, senza fare chissachè per riuscire ad esserlo. Non ha neanche schioccato voluttuosamente le labbra, aumentate di rosso fuoco. Sembra, addirittura, coinvolta. Non ha mostrato alcun atteggiamento aggressivo o prevaricatore. E una confusa sensazione di inadeguatezza, di disagio, l’attribuisci semplicemente al fatto che l’altro è ancora un estraneo, anche se solo per dettagli. E, timidamente, si sta facendo avanti quel pensiero: “ehi, potrebbe funzionare". Non ci sono effetti collaterali e ti capita perfino di allucinarti del suo odore, del suo sorriso, dei suoi naturali gesti, che trovi irresistibili. Siete lì e pensate: "al diavolo, perché no, perché non viversela questa cosa". Esattamente allora, irrompe, sprezzante ed irruento: “tanto non funziona”. E prende rudemente a calci il pensiero in cui stavi indulgendo, facendoti sentire un ingenuo idiota, e perentorio ribadisce, ancor più seccamente, quasi strillandolo: “ tanto, non funziona!”. E ti spiega: "perché dovrebbe funzionare, se fino ad ora non l’ha mai fatto?". Contale tutte le tue storie, e conta pure i tuoi anni. Ne ha mai funzionata qualcuna? Dai, prova a ricordarle, e non puoi mentire; ai tuoi pensieri non puoi farlo. Sono proprio accanto alla tua memoria e a loro basta voltarsi per sfogliarla, ancor prima che tu vi abbia accesso. Non ne ha funzionata nessuna di storia, e questa è la normalità. La straordinarietà è, invece, se dovesse miracolosamente funzionare. E incalza, in una requisitoria sempre più serrata: questa storia, lei, questi giorni, li trovi straordinari? Ma attendi, paziente, prima di provare a rispondere. Attendi pure che sbagli il primo congiuntivo e ne riparleremo. Magari tirerà fuori un’espressione fenomenale per spericolatezza, mettendo in successione due participi, uno a reggere l’altro: “ Non è stato potuto farlo”. E te lo ripeterà almeno un paio di volte. Un’ardita avanguardista, capace di nuove e sorprendenti formule verbali. Attendi pure. E stavolta neanche proverai a correggerla, perché avrai imparato, che quando lei pronuncia Mau(N)passant, devi sottacere. Allora cominciasti a guardare smarrito per aria, di lato, deglutendo con un sommesso singhiozzo. Mentre lei afferrò l’opuscolo davanti, e lesse, scandendo come una bimba, a cui, prima di affidare un oggetto, ne verifichi la prescrizione: 7-10 anni. E ancora quella “enne” sillabata accuratamente, che mi era arrivata come un cazzotto in bocca, facendomela risputare, esclamando candidamente: “Maupassant!”. E può anche accadere che lei, inaspettatamente, possa rivolgersi astiosamente con un perentorio: “non fare il maestrino”. E tu che avresti voluto mettere la barra a dritta ed investirla in pieno, con un bel: “maestrino, io!". Ti ho corretta ed in punta di piedi”. Ma se avessi pronunciato P(i)randello, eliminando la “i” e confondendolo con l’allenatore della nazionale di calcio, avrei preteso, dalla donna a cui mi accompagnavo, di essere garbatamente corretto, concedendole di ridere ironicamente dopo essere annichilito per l’imbarazzante esibizione. Una vocale o una consonante, omessa o aggiunta a sproposito, non possono costituire un inoppugnabile test d’intelligenza. Ma di certo, ti condanna non la "enne" in eccesso, ma la reazione che non ti aspetteresti.
Aspetta, allora, e prova a capire se sopravvivrà all'uso del congiuntivo. Se si rivolgerà a te, accusandoti, invelenita, di essere saccente, quando avrai citato autori francesi col nome proprio. Attendi prima di vederla esibire un vestitino che, neanche ad un itinerante spettacolo circense, vedresti indossare, e poi prova a rispondere. Attendi, che non ti accuserà di essere fastidiosamente loquace se riempi le vostre serate di dialogo; o taciturno, trovandoti noiosamente introverso, quando non avrai voglia di parole; perché nell'esistenza di ciascuno c’è anche quella cosa che si chiama umore, e che talvolta, cerca pelle e tatto, sicurezza, senza inutili parole. O magari troppo pigro o troppo intraprendente. Aspetta di vedere, quante foto autocelebrative esibirà sulla sua pagina, nel libro delle facce, e quante sorprendenti citazioni altrui, non citate, condividerà. Incapace di comporne di sue. Attendi, perché con gli anni e le storie che hai vissuto, ti diverte quasi, ormai, sbottare e tenere ferma la barra quando ti troverai di fronte ai segnali precursori di un’insanabile incompatibilità. E sei pronto a scendere sul terreno del confronto, aspro e impietoso, quando riconosci una sensibilità da mammifero placentato. Quando ti inferocisce il tentativo di sottrarsi al dialogo, preferendo la nuova frontiera della messaggeria in tempo reale, e pure gratuita -what's up- evitando così di dover ricercare le parole giuste per dire.
Perché, adesso, ci saremmo proprio stufati di tollerare. Ma spegnete Facebook, e leggete, e pensate. Riappropriatevi di pensieri propri e delle parole adatte per dirli; se ne siete capaci. Non risolvete la vita con aforismi presi a prestito. La brevità nei ragionamenti e nelle soluzioni lasciatele agli avventori del bar dello sport. Macellate le idee di altri e quello che vi resta pretendete di offrirlo come prezioso alimento per l’anima. Ma fatevi assumere al mattatoio delle idee, sareste degli impiegati formidabili. Lì, le idee sono tutte ammassate, carcasse inerti, e voi sapreste scartarle con una destrezza impressionante. Siete abilissimi nel derogare ai vostri pensieri. E quanti link avete attivato per trovare la migliore frase -non vostra naturalmente- per la migliore idea -nemmeno quest’ultima vostra- e convincervi poi che era quanto volevate pensare.
E no, cominciate a convincervi che dovrete affascinarci con quanto avrete da dirci. Puoi lesinare sul numero, ma non puoi usarle a sproposito, le parole, e pretendere di essere stata irresistibile. Non vi è più concesso. Pretenzioso, direte. Già, decisamente, e proprio per questo che cominceremo, quasi sempre, con un bel: “tanto non funziona”. Vi sentirete immediatamente sollevati. Nessun obbligo di stupire, di conquistare. Non dovrete struggervi nel dubbio: cosa mai rappresenterò per l’affascinante straniera? Né tanto meno chiedervi se avrà ricominciato a selezionare nuove candidature per le serate del Giovedì. E si, perché ti sarai pure aggiudicato la serata del Sabato, ma quelle del Giovedì e del Venerdì sono rimaste vacanti. E lei, sopratutto, non potrà deludervi.
E se poi dovesse funzionare? Embè, sarebbe magnifico, ma intanto sarai serenamente rassegnato a riconoscere i prolegomeni di ogni futuro fallimento. E ti godrai i giorni dell’eccitante scoperta dell’altro: divertito, euforico e spensierato. E semmai l’altro dovesse, sorprendentemente, far strage dei fantasmi del passato, che non si materializzeranno più a bordo di un SUV o durante un viaggio regalo a Parigi, lungo gli Champs-Élysées. Addirittura suggerirti un nuovo autore, e pagine nuove. Aggirarsi nei locali della movida devotamente legata al tuo braccio, senza guardare il più figo del reame con la bavetta che risale ai margini delle labbra, pretendendo nei giorni che seguiranno, la libertà, di fare chiarezza nella sua confusione sentimentale. Che poi significa concedersi il giro di prova col modello fuoriserie, se le capitasse di ritrovarlo, per pura casualità, laddove lo aveva incrociato giorni prima. Allora, forse, potrebbe essere la tua storia straordinaria. Altrimenti, ti comporterai come il commesso dietro quei favolosi banchi del pescato del giorno che trovi in certi centri commerciali, pieni di varietà diverse, e stupefacenti a trovarsele di fronte con gli occhietti lucidi e convessi, e come lui esclamerai, senza alcun affanno: <<segue la numerazione. Avanti il prossimo!>>.
SaràCheStoImparandolaLezione?
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