….E sul rapporto tra un uomo
e una donna, mi piacerà tornare, seguendo le orme di Chinaski. Perché non è mai
uguale l’altro nelle storie che si succedono; e non lo siete nemmeno voi. Che
il vostro cuore sia stato frustato impietosamente e bruci per ferite mai chiuse
od accarezzato e lenito, le vostre reazioni saranno diversissime.
Potreste essere incapaci di
fiducia, di slancio, di impegno. Allora sarete fermi ed immobili. E disteso il
braccio dinanzi a voi, inviterete l’altro a farsi avanti, stringendo il pugno, sollevando quattro dita per richiuderle immediatamente dopo, con il
pollice sempre immobile. Come a voler dire: <<bene, fammi vedere che sai
fare. Io resto qui. Io non mi muovo>>.
Eppure, non vi illudete: soffrirete
sempre allo stesso modo; l’unico che la vostra
sensibilità vi consente, anche di fronte ad una simile incapacità, seppur
temporanea. Perché, comunque, non è quello che vorreste.
Oppure sarete guariti e
nuovamente pronti ad inseguire, consegnando la vostra fiducia all’altro e disposti
a meritarvi la sua.
Ma di qualsiasi cosa si
tratti: sempre lo stesso tu, ma quanti voi. E c’è di che scrivere.
Così, vorrei cominciare a raccontare
dell’amore. Non quello malato, da lettino
dello psichiatra. Non quello virtuale, che nasce in rete. Adesso mi appassiona quello folle. Quello che di una
rete di protezione ne fa a meno. Il più rischioso: dove se cadi ti spezzi e ti
tocca trovare il modo di rinsaldare le ossa e suturare le ferite. Quando ti
chiedi sconfortato cos'hai fatto di sbagliato; oppure se ad essere sbagliato sei nient’altro
che tu, qualunque cosa faccia. Quello dove, forse, inadatto è solo l’altro. Quando credevi
di essere di fronte ad una mongolfiera, fatta del tessuto che riveste il cielo, e
in preda ad un’emozione che non sei riuscito a domare, avevi deciso di montarci nel cesto. E proprio quando ti vedevi in alto, ti sei ritrovato a cadere rovinosamente.
Perché quella sfera iridescente che lassù ti ha portato, leggero, felice,
appena ha avvertito la pressione dell’aria solleticarla, è scoppiata, sbuffando.
Col viso sporco di fango, in
quella pozzanghera di acqua scivolosa, sei precipitato e da laggiù guardi in alto, da dove sei precipitato. Proprio lì, dove ti lasciano
le bolle di sapone. Non mongolfiere per volare alto, ma solo bolle di sapone. E le labbra che le soffiano, ci
piacerebbe descriverle, perché, forse, impareremmo a riconoscerle ed allora a
tapparle.
Ma se proprio ti ostinassi a spingerti
dentro, illudendoti di poterla trasformare in una mongolfiera, allora, accomodati pure, eroe. E sii pronto a precipitare, perché saprai
che quella storia non si solleverà mai in alto, fin dove speri. Quelle labbra
appartengono alla terra, e non la osserveranno mai da lassù; da dove, tu, che ci
sei entrato in quella bolla, sei comunque arrivato, prima di rovinare di nuovo al
suolo.
Credevi di essere, finalmente,
pronto. Ma non lo si è mai. Le labbra che soffiano bolle sono seducenti. E appaiono
fragili e sottili mentre ti raccontano che, prima o poi, ne soffieranno un’altra;
e solo per te. Così cominci a credere che non possano dirlo sul serio. Magari, nel
tempo che precedeva quell'incontro hai allenato il tuo corpo, sfidandolo, e riuscendo
a renderlo, così, armonioso e fiero. Hai affinato la mente. L’hai resa
seducente, con anni di esercizi e di sfide alla monumentale complessità del
mondo sensibile. Mai soffocando l’indomata curiosità per la conoscenza, in
qualunque forma si possa manifestare; non ultima quella fatta di parole. Allora ti sarai detto: "ora sono pronto!". Invece, ancora una volta, non è bastato. E ti
chiederai: “cos’è accaduto?”.
E se avrai, perfino, deciso
di mostrarti così come sei, anche se fragile, posandole una mano sulle labbra e
sussurrandole tutto ciò che sei capace di provare. Senza timore di infrangere
la legge che impone con l’altro innanzitutto di giocare, lasciando alla
tensione, all'incertezza alla provocazione, alla distanza, il compito di
giustificare tu e lei, e mai un voi. Ma non sarà bastato. Allora, cos’è accaduto?
Che, forse, soltanto, erano le
labbra sbagliate.
Considerala questa possibilità. E quelle labbra abbandonale. Lascia che continuino a
soffiare bolle di sapone, perché quelle labbra, forse, non sanno fare altro.
Gira le spalle, e piangi, ma di rabbia. Perché le avrai mostrato quanto di meglio
hai, e lei, l’avrà solo saputo ficcare in una bolla di sapone per liberarla e
vedere dove sarebbe scoppiata stavolta. E non importa che tu avrai rischiato e
ti sarai schiantato al suolo. Non importa, perché a lei interessano solo “bolle
di sapone”. Allora devi voltare le
spalle, e scegliere di camminare in piano anziché tentare di sollevarti, anche
solo di una spanna, nella sua bolla di sapone. Cammina dritto, e strilla, e
piangi, ma volgendo le spalle non mostrarle più il tuo viso, perché lei l’ha osservato. L’ha compreso. E gli ha soffiato sopra, nient’altro che bolle.
Dovrai allora ripeterti: <<erano solo le labbra
sbagliate>>.
Se non sei mai entrato in una
bolla, non seguirlo questo blog perché non capiresti. Resta a terra! A chi invece
è salito su una mongolfiera e non potrà più vederci, perché, da lassù, è ormai lontano.
A lui, non mi resta che augurargli di volare ancora più oltre di lontano.
Io invece seguirò Chinaski nel suo viaggio, e durante quel viaggio, forse, qualcosa impareremo; se
non altro qualche parola in più, per raccontare la vita. Ma non sperate che, di
quel viaggio, la fine sia certa o che lungo il percorso si incontri una
mongolfiera. Potremmo giungere in nessun posto; e saremo solo riusciti a spingerci un po' più oltre. Tutto qua. Ma se fosse anche solo quello, ne sarà valsa la pena.
E voi che leggerete e sbranerete i miei pezzi come cani randagi a caccia di parole, disseminandoli, ancora
sanguinanti, in giro per la rete, citate il corpo da cui l’avrete staccate.
Citatemi almeno, e così
lasciate che mi trovino e che racconti anche a loro del nostro viaggio.
E questo è il mio Blog!!!
©
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