<<L’ennesimo
fottutissimo blog!!>>, esclamerebbe Chinaski.
Ma,
forse, subito dopo prenderebbe a leggere almeno le prime righe. Perché Chinaski,
alle parole ci tiene. Quelle capaci di
raccontare, di mostrare, sopratutto, ciò che non è accessibile a nessun altro se
non a noi stessi. Le parole, quelle scelte con cura; messe insieme come in uno
spartito: punti e archi che lasciano una traccia perfetta, da poterle leggere
tutte d’un fiato. Quasi riuscissero a mettere su tela, ombre e luci delle tue emozioni, consegnandotele
in immagini e legenda e così, avendole di fronte, puoi provare ad osservarle e,
forse, di qualcuna, comprenderne le ragioni. E quando avrai finito, sbalordito, starai pensando che ti avranno svelato il significato di qualcuna delle tue vibrazioni più intime. Così Chinaski le adoperava, le parole.
Ecco perché un altro fottutissimo blog: per celebrare le parole. E usarle nel tentativo di scardinare certe giornate e gli accadimenti che legano quelle giornate in un nuovo fascicolo della tua vita, che classificherai nella memoria come doloroso, felice, entusiasmante o deprimente. E vorrei, addirittura, provare ad alleviare le giornate che ricorderai come deprimenti e onorare quelle felici; ma questo, non sono certo che mi riuscirà.
Ecco perché un altro fottutissimo blog: per celebrare le parole. E usarle nel tentativo di scardinare certe giornate e gli accadimenti che legano quelle giornate in un nuovo fascicolo della tua vita, che classificherai nella memoria come doloroso, felice, entusiasmante o deprimente. E vorrei, addirittura, provare ad alleviare le giornate che ricorderai come deprimenti e onorare quelle felici; ma questo, non sono certo che mi riuscirà.
Per
Chinaski la vita era estasi o dolore. Non c’era quiete. Certo, la maniera più
logorante di consumare la vita. Ma non
riusciva a fare altrimenti. E sulle orme
di Chinaski, vorrei provare a commentarla, la vita. E certe giornate, almeno
quelle che suggeriscono pensieri ordinariamente insoliti, quando d’improvviso si
cortocircuita la monotonia della quotidianità mentre tu sei obbligato a decidere la
direzione del successivo passo. Si, proprio in quei momenti, quando l’unica
domanda che sai rivolgerti è: “perché non sono altrove”.
Dei
pensieri, che cercheremo di intrappolare in una rete di parole, ne
considereremo una sola specie, forse, la peggiore: la razza dei pensieri
sovversivi e anarchici. Quelli che gettano luce sui nostri giorni risolvendone, sorprendentemente, alcuni. Ma anche quelli che rendono insostenibilmente faticose certe nostre
giornate, perché ci costringono ad affrontare la questione, chiudendoci in un
angolo. E ci incalzano, provocando pericolose vertigini: cosa ne stiamo facendo
della nostra esistenza, cosa ne abbiamo fino ad allora fatto. Un affare
scomodo, maledettamente. Ma perché, la vita, trovate sia comoda; sia facile?
Mi
sono deciso a raccontarla, la vita, così come la osservo e dovunque mi accada
di farlo. E sarò, forse, presuntuoso nel credere che a voi piacerà leggerne. Ma di
certo vi appassionerà farlo, se non altro perché rimbalzerete alle vostre esistenze e
penserete se mai Chinaski abbia avuto ragione. Estasi e dolore. Forse solo
allora avremo vissuto davvero e la quiete che le divide è perché non avremo mai
il fegato di Chinaski.
Ma
chi era, Chinaski? Chi ama leggere,
troverà quasi offensivo vedersi sottoporre la domanda. Ma non tutti amano farlo
e non tutti sanno che Henry Chinaski era l’eroe narrante delle opere di quel “fottuto”
genio che è stato Charles Bukowski. Così gli piaceva parlare di sé e così
voglio onorarne la memoria. Citarlo, come a lui piaceva che si facesse: un
fottuto genio. E leggere la prima volta di H.Chinaski, è stato come ricevere un
pugno: giusto dritto allo stomaco. Chinaski ti fissa negli occhi e ti sputa in
faccia la realtà. E non si preoccupa di lasciarti disperato. Quello non era un
suo problema. Risolverla, la vita, tocca poi, singolarmente, a ciascuno di noi.
Ed è proprio sulle orme dell’umana vicenda di Chinaski, specchio letterario
dell’animo dannato e sublime di Charles Bukowski, che vorrei intraprendere questo
viaggio. Il mio viaggio. Che lascerò a voi seguire. Il viaggio di un umano tra
gli umani e tra le ombre che sfilano ai margini del mio tragitto, forse, avrò
incrociato anche voi.
Ma non ho voglia di
concludere il mio primo blog senza provare a farvi masticare una manciata di
pensieri scomodi. Così saprete come procederemo sulle orme di Chinaski e, se
vorrete, deciderete di fermarvi e seguire il percorso che quelle orme potrebbero tracciare....
©
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